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RIFLESSIONI


dossier La Repubblica

In occasione dei 25 anni La Repubblica mette online gli articoli dei cronisti che negli anni 80 hanno descritto la tragedia agli italiani; si tratta di una serie di articoli che riassumono con grande (neo)realismo quello che è stato l'impatto sui sopravvissuti....>>


1. Quella ferita che fatica a sanarsi di Luigi Vicinanza
Ottanta secondi, nulla fu più uguale. Domenica 23 settembre 1980, ore 19,35. La data che segna il prima e il dopo. Cambiò la vita di milioni di persone. In 2735 la persero, la vita, in quella calda, inquietante sera di 25 anni fa. Il secolo scorso. L’Italia sognava in bianco e nero; la tv a colori un privilegio per pochi, specie al Sud. Sandro Pertini "regnava" al Quirinale, Arnaldo Forlani era il capo del governo con Virginio Rognoni al Viminale. La classe politica del Mezzogiorno a Roma contava, eccome: Ciriaco De Mita, Antonio Gava, Paolo Cirino Pomicino, Francesco De Lorenzo, Carmelo Conte..>>

 

2.Irpinie d'Italia di Antonello Caporale
ROMA - Quante Irpinie ci sono in Italia? Anzitutto c'è da chiedersi se sia lecito utilizzare la terra che storicamente rappresenta l'osso del Mezzogiorno, terra senza polpa e senza popolo, povera e poco abitata, come sinonimo dello spreco, delle ruberie, del malaffare, della cattiva amministrazione. Gli irpini vi risponderanno infatti che la più grave ingiustizia a loro toccata in sorte non è il terremoto che, come una vecchietta racconta nel bel film-documentario di Gianni Amelio ("Questa terra è fatta così"), "non lo manda né Dio né lo Stato", ma l'ingiuria di essere rappresentati come dei ladri e degli spreconi..>>

 

3.Il terremoto infinito di Antonello Caporale
AVELLINO - La sera del 23 novembre del 1980 una lunghissima scossa della durata di un minuto e venti secondi, di magnitudo 6,8 della scala Richter, rase al suolo 36 paesi situati al confine tra la Campania e la Basilicata. 2735 furono i morti, 8850 i feriti. Il disastro naturale fu di proporzioni gigantesche: il paesaggio aspro e bellissimo dell'Irpinia venne sfregiato dagli scuotimenti, ripetuti e dolorosi, della terra. Case inghiottite, viadotti spezzati, frane dappertutto. .>>

 

4.A migliaia raggiunsero l'Irpinia da tutta Italia per aiutare i terremotati.

Giovani, medici, volontari. Il "diario" degli Angeli del sisma. di Antonello Caporale.
AVELLINO - Il medico di Varese, il funzionario di Firenze, l' impiegato di Ancona, l'architetto di Roma. Regalarono le loro ferie per l'Irpinia, le loro mani, i maglioni, le tende, le roulotte per aiutare chi era rimasto sotto una trave, senza più una casa o una famiglia. Migliaia di volontari raggiunsero i luoghi del disastro .>>


5. Terremoto, la linea rossa che ha diviso l'Irpinia di Eleonora Bertolotto
NAPOLI - In Irpinia il terremoto è stato come la guerra: una sottile linea rossa che spacca in due il tempo, separando un prima da un dopo. "Repubblica" comincia oggi un viaggio su questa linea tormentata, nei paesi del cratere che si accingono a ricordare il 23 novembre prossimo, vent'anni dopo, l'immane tragedia che con i suoi 3500 morti, le sue 500.000 case distrutte ha avuto solo un precedente di eguale peso, a Los Angeles. .>>


6.Le anomalie della ricostruzionenella città più ricca del cratere.
Lioni, container senza fine "Ne restano un centinaio, c'è chi non vuol andar via" di Eleonora Bertolotto
LIONI - Il marocchino vende orologi sulla strada della cattedrale, ha ricavato un banco nella nicchia accanto alle vetrine del bar "Venezia", un luogo insieme esposto e appartato, quasi un bazar dove puoi trovare di tutto e apprezzare la gentilezza un po' circospetta di uno che il vento della miseria ha spazzato via dall'Atlante e non gli par vero di essere trapiantato qui fra le montagne, fuori da ogni rotta, nel cuore del cratere, grazie alle baracche del terremoto.


7.I lavori e soluzioni tampone i simboli dell'archeologia del terremoto.
Conza, la storia sotto le macerie di Eleonora Bertolotto
CONZA DELLA CAMPANIA - Nel pomeriggio greve di pioggia, seduti a un tavolo del centro per anziani, ci sono tre vecchi che giocano a carte, i cappelli in testa, la giacca abbottonata. Nel buio che preme attorno, avanzando lungo le strade larghe e dritte, sono l'unico segno di vita e il locale è come una lampada votiva accesa davanti al vuoto della memoria che il terremoto ha creato..>>

 

8. Viaggio in una economia in cerca di un rilancio.
Il sogno di un lavoro è finito nel cratere di Eleonora Bertolotto
AVELLINO - Su una cosa concordano tutti: otto aree industriali quante ne sono state realizzate in Irpinia erano troppe. Lo dice Raffaele Lieto, segretario della Camera del lavoro. Lo dice Gianni Lettieri, neopresidente dell'Unione industriali. Lo dice anche Mario Sena, l'uomo di De Mita che per quattro anni ha guidato l'Asi..>>
[scarica il video per non dimenticare. prima pagina de  LaRepubblica]

il link originario ora interrotto, ne conservo una copia...

[to do>da fare lo stesso lavoro fatto per la repubblica ma con pag in locale.]

1980 Terremoto in Irpinia - Massimo De Dominicis
Ci sono giorni in cui Si muore, giorni in cui il destino accomuna migliaia di anime in un unico destino beffardo. Uno di quei giorni......
Erano le 19.35 del 23 novembre 1980, quando due scosse sismiche a distanza di pochi secondi una dall'altra sconvolsero per un interminabile minuto e venti secondi una vasta area dell'Appenino meridionale, a cavallo tra l'Irpinia e la Basilicata. Scosse del decimo grado della scala Mercalli che causarono oltre 2.000 morti ed oltre 10.000 feriti, 300.000 senza tetto, La furia di uno dei terremoti più violenti del secolo. Lioni, Laviano, Sant'Angelo dei Lombardi, Conza, Teora, Pescopagano... interi paesi non esistevano più. Cancellarono oltre 77mila costruzioni in 686 comuni e ne danneggiarono gravemente altre 275.000..>>

Nel ventennale Napoli e i paesi del "cratere" ricordano le vittime del luttuoso sisma dell'ottanta di Bruno Carraro
Mi sembra ieri, sono trascorsi venti anni, ed è ancora vivo il ricordo di quella indimenticabile domenica del 23 novembre del 1980, ore 19,35 un boato di pochi secondi e giù distruzioni di case e interi paesi in Campania e Basilicata, con migliaia di morti e feriti.  ...omissis....
Napoli e i paesi della zona del "cratere" subirono danni gravissimi. In tutti questi anni del dopo terremoto, ancora non è stata chiusa la pagina della ricostruzione, a causa di forti ritardi dovuti allo sciacallaggio del profitto da parte di alcuni personaggi del mondo politico, imprenditoriale, finanziario, tecnico e malavitoso.
Proprio oggi nel nuovo tribunale di Napoli c’è stata un’udienza che vede coinvolti nell’affare terremoto oltre settanta persone. Chissà quando si potranno sapere i nomi degli innocenti o dei colpevoli. Purtroppo questo ventennale ci riporta alla memoria di quelle sfortunate persone che perirono sotto le macerie, parenti, amici o semplici conoscenti. Sempre in questo sito vi segnalo la galleria fotografica..>>

venticinque anni dopo
Fate presto! di Roberto Ciuni*   (* nel 1980 era direttore del quotidiano “il Mattino” di Napoli)
Il ricorso del direttore del quotidiano “Il Mattino” di Napoli, Roberto Ciuni. La straordinaria riunione in redazione, la cautela del primo giorno, i cinquanta inviati sul territorio, la scelta di chiedere al governo di accelerare i tempi dei soccorsi. Fino alla visita del presidente Sandro Pertini
Era una domenica sera della fine di novembre del 1980. Nella hall dell’albergo di Orvieto dove mi ero fermato - viaggiando in automobile verso Firenze - sentii il lettore del telegiornale delle venti dare la notizia di un terremoto, ma ....>>


venticinque anni dopo/2
Irpinia, un processo di non sviluppo. Gli sconfortanti dati di un’indagine sull’industrializzazione e l’infrastrutturazione: funzionano poche aziende, c’è meno lavoro del previsto, sono ingentissimi i danni ambientali. E sono ancora troppi gli interventi necessari. Anche per la messa in sicurezza..>>
Dopo 25 anni il processo di industrializzazione calato dall’alto e avviato all’indomani del terremoto per rispondere alle esigenze occupazionali e per frenare l’esodo delle popolazioni colpite dal sisma può ritenersi concluso. Il giudizio non può che essere negativo, sia per la qualità che per la quantità di occupazione, sia per la scarsa qualità degli investimenti e per lo stato di salute delle aziende installate, sia per il tipo di imprenditoria sviluppato, per l’assenza di indotto, per l’impatto provocato sul territorio.

Un’indagine realizzata da Legambiente nelle nuove aree industriali rivela uno scenario a dir poco sconfortante: in base all’art. 32 della legge 219 del 1981, sono stati erogati da parte dello Stato ben 2.882 miliardi di vecchie lire; delle 228 aziende previste solo 142 (il 60%) sono oggi in produzione; gli occupati, al 31 ottobre 2000, sono 6.997 invece dei 13mila previsti, ovvero poco più della metà (53%) con un contributo per addetto pari a circa 412 milioni di vecchie lire.
Quello che le cifre non raccontano è il prezzo ambientale elevatissimo pagato per la realizzazione delle 20 aree industriali collocate nelle province di Avellino, Salerno e Potenza: fiumi stravolti, montagne sbriciolate, paesaggi e habitat naturali irrimediabilmente compromessi. Quegli 80 secondi di terrore si sono trasformati, d’incanto, in una provvidenziale manna per affaristi senza scrupoli, camorristi, politici corrotti.
La spesa pubblica è servita per degradare una risorsa potenziale: il territorio. C’è stato un processo di industrializzazione senza sviluppo né occupazione.
Le nuove industrie non si sono integrate con le risorse del territorio, non hanno sviluppato imprenditorialità locale e sono del tutto dipendenti dai sussidi dello Stato. .>> [n.d.a Stella e Rizzo ci potrebbero scrivere una intera enciclopedia!]

Irpinia, lo specchio della politica. Dall'economia all'urbanistica, ai fenomeni sociali. Il ruolo dello Stato e della società civile dopo il terremoto.

di Michele Buonuomo* e Michele Maio**
* presidente Legambiente Campania,   **responsabile Circolo Calitri e segreteria regionale
A 25 anni di distanza dal sisma del 23 novembre ’80 è indispensabile fare un bilancio su ciò che è avvenuto. Bisogna partire analizzando i processi urbanistici (l’abbandono dei centri storici, il fiorire di immense periferie, la disgregazione fisica che comporta quella sociale) l’industrializzazione (al 50%), il mercato del lavoro (i disoccupati aumentano, così pure gli emigranti),
Questa analisi non concerne solo le aree terremotate, infatti ciò che è accaduto in esse è lo specchio anticipatore della politica che si sta attuando per l’intero mezzogiorno. In questi anni lo Stato ha modificato funzione e ruolo, da Stato programmatore, quale doveva essere, si è limitato ad essere un ente erogatore di spesa pubblica, senza alcun intervento, senza controlli. D’altra parte, in Irpinia la società civile ha cercato soprattutto nei primi mesi di mobilitarsi. Le coscienze, sconvolte e provate, non diedero certo vita ad un moto collettivo, auspicato da più parti, capace di modificare ruoli sociali e regole del gioco..>>

In una prima fase, durata circa un anno, l’intervento di organizzazioni esterne (sindacati, associazioni, gruppi di volontariato), combinato ad una reale volontà di cambiamento espressa dalle forze locali più coscienti e responsabili, tentarono di creare le basi politiche ed organizzative affinché la disperazione, la sofferenza ed i soprusi non rimanessero un fatto individuale, ma trovassero un canale di espressione politica. In molti casi, ironia della storia, quel movimento si trovò davanti un muro di arroganza ed incapacità rappresentato dai pubblici poteri..
Tanti furono gli attentati nei cantieri di lavoro, la criminalità cercò di costituire delle vere e proprie basi anche in Alta Irpinia. La risposta della società civile fu abbastanza forte e veloce, tale da evitare un’escalation. Le ruberie, gli sperperi, l’arricchimento facile furono denunciati in parlamento a tal punto da chiedere una commissione d’inchiesta. Essa fu istituita con legge 7 aprile ’89 n. 128 2 succ. modifiche. Approvò l’elaborato in data 27 gennaio ’91 con la sola astensione della Democrazia cristiana. La commissione d’inchiesta rappresentò uno spartiacque tra il decennio che va dall’80 al ’90 e quello successivo..>>

Essa rappresenta comunque una risposta forte da parte dello Stato. Oggi, purtroppo, il lavoro della “Commissione Scalfaro” viene disconosciuto da più parti e tanti politici hanno la memoria corta. I cittadini, a distanza di 25 anni non trovando lavoro hanno ripreso ad emigrare, come negli anni ’60. Ci sono momenti nei quali, negli occhi della gente si legge solo rassegnazione.

venticinque anni dopo/3 
Il sacco dell'Irpinia. San Giuliano di Puglia. Ben 384 arresti per reati connessi agli appalti della ricostruzione, 28 i clan con interessi diretti. I guasti dell'economia del terremoto. La commissione d'inchiesta, il buco nero dei finanziamenti e un bilancio che è ancora provvisorio di Peppe Ruggiero..>>

Un minuto e venti secondi. Tanto durarono venticinque anni fa, il 23 novembre del 1980.
E i numeri rendono subito la dimensione della tragedia: 2.753 morti, 8.848 feriti, circa 300 mila senzatetto. Saranno a lungo le uniche cifre sicure del dopo terremoto..>>

Bisognerà aspettare undici anni e la conclusione dei lavori di una Commissione parlamentare d’inchiesta, quella presieduta da Oscar Luigi Scalfaro, per aprire i primi squarci di luce sul buco nero dei finanziamenti pubblici, delle decine di migliaia di miliardi inghiottiti da quella che, giustamente, venne ribattezzata “Terremotopoli”. Una cosa è certa, dietro quei morti, quei paesi distrutti, c’è una politica di decenni che ha saccheggiato l’ambiente, che ha lasciato intere regioni del nostro Paese prive di infrastrutture e servizi appena decenti, che ha alimentato uno sviluppo territoriale completamente anarchico..>>

I numeri, raccolti da Legambiente e La Nuova Ecologia nell’anniversario dei 25 anni dal sisma pochi margini di dubbio: dal 1980 a oggi, sono state arrestate per gravi reati connessi agli appalti e ai lavori della ricostruzione (dalla corruzione all’associazione a delinquere di stampo mafioso) ben 384 persone; al primo posto come numero di arresti figurano i politici e gli amministratori locali (102) seguiti da boss e affiliati ai clan camorristici (86) e da imprenditori e dirigenti d’impresa (80 arresti); nella sola provincia di Napoli, nel periodo compreso tra il 1984 e il 1994, sono stati 902 gli amministratori comunali colpiti da provvedimenti giudiziari; i clan censiti da Legambiente, con un ruolo diretto negli affari del dopo terremoto sono 28, buona parte dei quali (20) impegnati nella gestione degli appalti pubblici..>>

In Irpinia sono andati distrutti palazzi di cemento armato completati nel 1978. Ospedali inaugurati solo alcune settimane prima. Frutto di un intreccio perverso di corruzione e mancata vigilanza, le conseguenze del terremoto furono il più efficace e terribile dei monumenti alle mancanze più o meno dolose dello Stato. Oggi, a 25 anni di distanza da quegli 80 secondi di terrore e di morte, il bilancio della ricostruzione è ancora provvisorio: nei numeri delle risorse economiche impegnate e ancora da spendere, nella vita delle famiglie che ancora non hanno una casa. Altre certezze, invece, sono state raggiunte e consegnate alla storia di questo Paese: prima fra tutte, il vero e proprio salto di qualità operato dai clan camorristici sfruttando gli appalti del dopo terremoto..>>

venticinque anni dopo/4|
L’Irpinia e i paesi presepi di Sciascia .Dopo il terremoto, lo scrittore L. Sciascia scrisse uno straordinario articolo per il Mattino di Napoli. Ancora attuale dopo un quarto di secolo.
[di Leonardo Sciascia  pubblicato sul Mattino il 4 dicembre 1980]
I paesi-presepi: una delle espressioni più retoriche e mistificanti che siano venute fuori su questa tragedia del terremoto. Chi la legge o la sente non sa precisamente cosa vuol dire, ma intravede l’idillio, la serenità, la semplicità, la sicurezza dei rapporti umani, la genuinità delle cose oltre che degli uomini, il silenzio. Suggestionati dal fatto che la catastrofe è giunta improvvisa a cancellare tutto, si è quasi portati a creder che abbia cancellato quel particolare tipo di vita: la vita dei presepi nei paesi presepi. Ma basta un momento di distacco, di riflessione, per prendere coscienza che quel tipo di vita già da un pezzo era stato cancellato.
Quelli che ora si chiamano paesi-presepi già rigurgitavano di automobili, televisori, di elettrodomestici, di abusi e scempi edilizi, di fragori, di prodotti industriali, di pane fatto con improbabile farina e di formaggi fatti con probabili veleni..>>

 
===== IN COSTRUZIONE, SORRY! ;-) ================================================

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